Signore e signori il metaverso, al secolo VRO !

Il metaverso, tanti usano questa parola per identificare delle esperienze tridimensionali soprattutto vicine al gioco, però bisogna spiegare che questa parola in realtà non identifica alcun tipo di tecnologia esistente, per lo meno dal punto di vista tecnico.

I primi ambienti tridimensionali immersivi che hanno permesso un’esperienza sensoriale che abbraccia non solo vista e udito ma anche altri centri percettivi,  forse non tutti sanno, ma sono stati sviluppati in Italia per la prima volta.

Siamo abituati a sentire di invenzioni tecnologiche sempre da paesi stranieri prevalentemente oltreoceano, ma in realtà anche questa, come altre delle invenzioni  che hanno cambiato la storia dei nostri tempi come il telefono e la radio, nascono nel bel paese.

Abbiamo chiesto a Nicolini Massimiliano che è il padre di questa tecnologia, ovvero colui che ha creato per primo questo tipo di applicazioni, di raccontarsi, e lui si racconta così :

“Stavamo cercando di sviluppare qualche ambiente, qualche applicazione che permettesse di coinvolgere le persone in un’esperienza un pochettino più evoluta rispetto a quella che sette anni fa, con le tecnologie disponibili, era possibile fruire

All’epoca le video conferenze erano ancora viste come qualcosa di riservato a pochi molto costose quasi avveniristiche e solo immaginare che si poteva vivere in qualsiasi ambiente senza spostarsi fisicamente dal posto nel quale si stava era qualcosa di inimmaginabile a parlarne agli altri, che sentendo questo ti indicavano e ti additavano come un pazzo squinternato da internare. 

Ed è stato così in una sera in un momento particolare della mia vita che desideravo tanto potermi incontrare  in qualche modo con una persona che non c’era più.

E di fatti 8 anni fa quando ho perso mio figlio con il quale purtroppo non ero mai riuscito a fare una passeggiata ne a parlare con lui, decisi di renderlo vivo non solo nel mio cuore e nella mia memoria, ma di rendere il suo ricordo e la sua presenza immortale anche oltre a me.

Dicono che le invenzioni migliori nascono a volte in momenti particolari della propria vita o in situazioni del tutto sganciate dal lavoro e dall’ambito della ricerca,  in realtà devo ammettere a me è capitata la stessa cosa.

Ho desiderato così tanto di potermi addormentare, poter passeggiare, camminare e vedere mio figlio, che ho deciso di creare questo ambiente di creare questo sistema operativo e di lasciarlo libero affinché tutti potessero usufruire di questo tipo di esperienza.

Ho cominciato a sviluppare l’ambiente e soprattutto la parte antropomorfica del soggetto cercando di renderla il più possibile vicino alla realtà, l’ho chiamato VRO perchè è il primo suono che mi è parso essere corretto per nominare questa tecnologia.

E i primi esperimenti sono stati qualcosa di abbastanza deludente anche perché non si riusciva ad animare in maniera fluida i soggetti e le immagini erano spesso con ritardo e con quell’impressione che tecnicamente in tutto il mondo chiamano pixellata.

Piano piano si è cominciato comunque ad affinare il risultato e, da un’esperienza totalmente di esperimento e di ricerca a carattere quasi esclusivamente personale, parlando con alcuni colleghi e facendo vedere quello che era stato realizzato è nata l’idea di ampliare le potenzialità di questo sistema operativo per permettere la fruizione di esperienze più complete

In pratica quello che abbiamo fatto è stato quello di sviluppare dei protocolli di comunicazione per permettere un dialogo veloce ed efficiente con l’hardware che in quel momento era disponibile anche inviia Sperimentale e che man mano negli anni ha avuto delle modifiche migliorative esponenziali

L’ambiente di sviluppo nasce con l’intento di essere un mondo aperto e non un qualcosa di solo esclusivamente ed economicamente fruttuoso, però in quest’ambito i nostri amici americani hanno trovato immediatamente la capacità e la possibilità di rendere questa creazione, che nella nostra idea era da rendere disponibile a tutti, un prodotto da vendere

Ciò che sta alla base di questa tecnologia non è il fatto di poter vedere delle belle immagini tridimensionali molto definite ma è il fatto di potere far dialogare hardware e software trasmettendo all’individuo la sensorialità della realtà, questo è il vero obiettivo della tecnologia.

Le prime applicazioni che hanno avuto un successo importante sono state applicazioni in ambito sanitario è militare addestrativo che permettevano sostanzialmente di poter condividere in un ambiente,possiamo chiamarlo, sospeso, la presenza di più soggetti in scenari costruiti per fare simulazioni della realtà.

Man mano che il tempo passava in realtà negli anni successivi questa tecnologia è stato qualcosa sempre molto di nicchia è molto legata ad alcuni settori specifici anche perché il suo costo era abbastanza importante.

All’epoca parliamo di ore ore ore di sviluppo in quanto mancavano una serie di tool e di routine che oggi invece abbiamo creato e che permettono di velocizzare moltissimo le attività di programmazione

Il vero boom della richiesta di questa tecnologia è stato quando è aumentata la comprensione da parte del mercato mondiale dell’informatica e della tecnica da parte di quelle generazioni che si stanno affacciando a prendere in mano il governo del mondo.

Gli adolescenti di oggi sono generazioni abituate a convivere con una tecnologia molto più sensoriale rispetto a quella alla quale sono stati abituati noi.

Io non sono molto vecchio ma tutte le persone che oggi hanno dai 35 ai 55 anni hanno acceso il loro primo computer e utilizzavano delle interfacce a caratteri molto diverse dalle grafiche hollywoodiane che oggi noi vediamo anche in applicazioni banali come una calcolatrice.

L’altro acceleratore che invece ha dato una spinta veramente forte è stato il momento della pandemia perché in quel momento le persone hanno cominciato a comprendere quanto fosse realmente importante la tecnologia, quanto fosse realmente importante avere a disposizione la capacità e la possibilità di essere virtualmente presenti in più parti essendo fisicamente vincolati alle norme pandemiche della limitazione agli spostamenti

E quindi circa tre anni fa, quando nessuno sapeva che cos’era zoom, un sistema semplice di videoconferenza che è diventato l’applicativo più utilizzato nel mondo quando invece veniva utilizzato prima da pochi che lo sfruttavano senza grande successo.

E il mondo nel quale viviamo ha capito che voleva di più, non voleva solo una rappresentazione bidimensionale dei nostri interlocutori, non voleva vedere l’ambiente del quale stanno, bello o brutto che sia, ma volevano avere un’esperienza completa di relazione con la persona a trecento sessanta gradi

E qui subito lo sguardo è andato al modo dei videogiochi che in quel momento era l’unico che aveva la capacità e la possibilità di offrire un’esperienza di quel tipo.

Noi nel frattempo stavamo continuando a sviluppare la nostra tecnologia sempre per un numero limitato e per una nicchia molto ristretta di utilizzatori.

In un bel momento un ente fieristico si è presentato da noi e ha detto “io vorrei fare il mio lavoro con la vostra tecnologia”.

È stato l’inizio dello sviluppo di tutte le integrazioni della nostra tecnologia nel mondo del lavoro.

Oggi di fatti l’unico ambiente che è in grado di dialogare in maniera integrata con tutte le piattaforme utilizzate normalmente per l’attività lavorativa che può trasmettere dati, che può visualizzare slide, che può scrivere documenti, che può firmare documenti, che potrà spedire prodotti, che può fare pagamenti, che può gestire computer remoti in un ambiente tridimensionale immersivo, questo è il nostro

E per quando le persone parlano di frasi e paroloni complessi come block chain, decentralizzazione e quant’altro noi continuiamo a sviluppare il nostro sistema operativo rendendolo dialogante con quelli che oggi popolarmente commercialmente vengono chiamati metaverso.

Un’applicazione sviluppata all’interno del nostro sistema operativo ha l’unicità e la capacità da una parte di potersi integrare con tutto ciò che è il mondo della vita non gioco e dall’altra parte ha la possibilità di essere appoggiata, e quindi funzionare, all’interno di tutti quei metàversi che accettano questo tipo di applicazioni nei loro server e sono la maggior parte in questo momento.

Le persone guardano sostanzialmente per prima cosa l’aspetto emozionale quindi l’immagine, il colore, l’animazione, quant’altro, ma se io devo ragionare di essere un’azienda che vuole far lavorare i propri dipendenti da casa sua senza gravarli degli spostamenti per venire al lavoro, devo offrire a queste persone gli stessi strumenti e le stesse esperienze che avrebbero venendo a lavorare nell’ufficio.

E distribuendo questo tipo di tecnologia in tutti gli ambiti nei quali è possibile farlo daremo un segnale e permetteremo una riduzione dell’impatto ambientale non indifferente.

È stato stimato che l’utilizzo massivo di questo tipo di tecnologia potrebbe incidere a ridurre fino al 50% delll’inquinamento causato dai mezzi per lo spostamento ordinario.

Le persone potrebbero muoversi semplicemente per quello che riguarda le loro esigenze di vita, il loro piacere personale.

La quantità di stress diminuirebbe perché se io mi alzo al mattino abbraccio miei figli, vado nell’altra stanza e mi metto un casco, un visore, inizio a lavorare non vivo lo stress del traffico, non vivo ill caos della città, non vivo le code in metropolitana, non vivo la paura di prendere qualche malattia come in questo momento è paura diffusa eccetera eccetera.

Chi sviluppa questo tipo di tecnologia deve ragionare e vivere in un modo molto etico; non puoi sviluppare questa tecnologia solo e unicamente per il profitto che questa porta ma la devi sviluppare per il benessere che questa porta ed è per questo che sono nate le 7 leggi che regolano il metaverso, nate per trasmettere la filosofia e l’ideologia degli ambienti immersivi relazionali ad uso lavorativo che non devono essere di nessuno perché il metaverso non è di nessuno.

—-

Vengo dall’esperienza di una grande azienda che è stata precursore in molti campi in molte invenzioni, e vengo da una famiglia figlia di quella esperienza.

Sono nato e cresciuto con l’idea che si deve lavorare per il bene delle persone, per il bene dei lavoratori, perché così facendo l’obiettivo economico arriva comunque.

E se noi lavoriamo sviluppando tecnologia che può permettere alle persone di vivere meglio da queste persone avremo un ritorno magari non totalmente economico ma l’avremo in utilizzo dell’infrastruttura, l’avremo e riconoscenza, l’avremo in memoria di ciò che stiamo facendo, l’avremo in diffusione della conoscenza.

Il futuro di questa tecnologia sarà sempre più svincolato dal personal computer, sarà sempre più legato a dispositivi indossabili oggi dei caschetti pesanti domani occhiali molto leggeri fino ad arrivare tra qualche decennio a lenti a contatto che permetteranno la possibilità di trasferire l’immagine direttamente sulla retina,cosa che fra l’altro alcuni laboratori stanno già testando.

A fianco di questo è importante anche raccontare l’esperienza dello sviluppo di quello che noi chiamiamo avatar biometrico.

L’avatar biometrico è un elaborazione software attraverso un hardware costruito e dedicato che permette di scansionare completamente un individuo da capo a piedi e di acquisire ed integrare all’interno di una catena di informazioni tutti quelli che sono i suoi parametri identificativi univoci : impronte digitali, iride, voce e potrebbe ospitare anche la campionatura del dna che oggi viene analizzato attraverso sistemi elettronici e che quindi potrebbe tranquillamente essere trasferito interno del pacchetto di informazioni del mio avatar biometrico.

L’avatar biometrico diventa l’unicità reale di noi stessi, non avremo più bisogno di pec, account vari, non avremo più bisogno di spid, non avremo più bisogno di tali sistemi che oggi costano denaro per fare cosa ? per identificare noi stessi davanti agli altri.

Non stiamo facendo altro che mettere in forma tecnologica ciò che dio ha fatto normalmente, ci ha creato unici e come soggetti unici semplicemente noi stiamo scrivendo quello che dio ha scritto per noi non più su un foglio di carta ma su supporto che può acquisire informazioni in formato digitale.

Voi immaginate quale eccezionale rivoluzione può essere l’utilizzo dell’avatar biometrico a livello mondiale, ovunque noi andiamo qualsiasi portale qualsiasi informazione qualsiasi operazione che noi facciamo l’autentichiamo semplicemente con la nostra presenza; non abbiamo più bisogno di accedere ad account, fare richieste pagare somme, dobbiamo solo essere presenti, nessuno più può sostituire la nostra identità nessuno più può utilizzare i nostri dati perché per utilizzare i nostri dati serve la nostra presenza, e soprattutto nessuno sarà proprietario dei nostri dati perchè gli stessi saranno contenuti in pacchetto di dati che l’individuo avrà con se sempre.

L’avatar biometrico è una realtà che oggi esiste nei nostri software e nei nostri hardware ma che dovrà affrontare dei passaggi di valutazione estremamente importanti uno di tipo etico l’altro di tipo giuridico amministrativo.

Dal punto di vista etico vanno rispettate le scuole di pensiero che ragionano nella non trasmissibilità dell’identità univoca dell’essere umano al di fuori della propria esistenza.

Dal punto di vista giuridico amministrativo ogni paese per semplice e complesso che sia dovrà valutare in funzione delle proprie norme e leggi.

In un mondo sempre più connesso nel quale sempre più utilizzeremo ambienti a realtà aumentata o ambienti immersivi la necessità di essere riconoscibili sarà basilare.

Se potessi lasciare un messaggio alle future generazioni e a coloro che oggi decidono delle sorti di interi popoli io chiederei loro di non trasformare questo tipo di progresso in un prodotto ma di permettere alle persone di sentirsi liberi e protetti e di vivere e condividere esperienze finalizzate al loro benessere e alla loro felicità.

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